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Il 1628  è una data magica per la microcircolazione. Nel 1628  William Harvey da alle stampe il suo “De motu cordis et sanguinis in animalibus”, testo fondamentale nella storia della Medicina e pietra miliare della microcircolazione. Proprio nella stesso anno nasce a Crevalcore Marcello Malpighi che fu il primo ad osservare e descrivere i capillari la cui esistenza era stata profetizzata da William Harvey. Harvey ebbe il merito di intuire l’esistenza dei capillari, in quanto ritenne che doveva pur esserci una comunicazione tra circolo arterioso e circolo venoso, ma non fu capace di dimostrarne le presenza, perché non aveva la tecnologia necessaria.  Marcello Malpighi (1628-1693) è figura rivoluzionaria nella storia della medicina: l’uomo era certamente un genio, ma aveva un carattere micidiale e non perdeva occasione per far pesare la sua superiorità sugli altri. La portata dirompente delle innovazioni che egli portò nel mondo della ricerca gli creò non pochi nemici: L’antagonismo accademico nel XVII secolo si esprimeva in modo non molto diplomatico. Il più accanito antagonista di Marcello Malpighi fu lo Sbaraglia che definì le esercitazioni di anatomia microscopica: “inutiles et libidinis ingenii abortus” L’antagonismo tra i due non  fu solo verbale: una notte, due colleghi mascherati dello Sbaraglia entrano attraverso una finestra nella casa di Malpighi, vecchio e gravemente infermo, per insultarlo e malmenarlo. L’epilogo fu tragico: il fratello di Malpighi uccise il fratello di Sbaraglia.

Nonostante il feroce antagonismo accademico di cui fu vittima, Malpighi fu uno dei medici più illustri del suo tempo tanto da diventare medico personale di Papa Innocenzo III.

L'individuazione dei capillari come entità anatomiche ben definite risale al 1661. Marcello Malpighi, tenace e rivoluzionario ricercatore,  spalancò gli orizzonti inesplorati dell'anatomia microscopica ad una comunità scientifica ancora chiusa nel rigido schematismo dogmatico della medicina di Galeno. Malpighi, allora professore di Medicina all'Università di Bologna, in una lettera inviata al collega pisano Alfonso Borelli, descrisse i microvasi del polmone di rana, che apparivano così sottili da evocare l'immagine dei capelli ("vasa per capillamenta resoluta"). Malpighi, può quindi essere legittimamente considerato il primo capillaroscopista della storia, dal momento che fu proprio lui a vedere per primo i capillari, dimostrandone l’esistenza.