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Una pronta e corretta diagnosi è la sfida principale per ogni medico. Questa sfida è tanto più difficile quanto più precoce è lo stadio di malattia.

Una elegante definizione della diagnosi è riportata nel monumentale  Dizionario Classico di Medicina Interna ed Esterna pubblicato  nel 1833  che rappresenta uno dei testi di riferimento della Medicina  dell’800. La diagnosi viene così definita: «Indicasi con questo nome una delle parti della medicina avente per suo oggetto la distinzione delle malattie. Il discernere un morbo consiste nel riconoscerlo ogni qualvolta esso esiste, qualunque siasi la forma sotto la quale esso si presenti.» Degno di nota è il fatto che in questa definizione si precisa che il morbo dovrebbe essere riconosciuto qualunque sia la forma sotto la quale si presenta. A sostegno della centralità della diagnosi nell’azione del medico l’autore sottolinea che  «La diagnosi costituisce per certo il punto più importante della storia delle malattie; senza una diagnosi esatta, la osservazione maggiormente scrupolosa conduce soltanto a risultati infidi, e la terapeutica si appoggia sopra cattive basi.»

A distanza di due secoli il concetto della centralità della diagnosi come elemento caratterizzante l’atto medico resta ben chiaro in questa autorevole presa di posizione di Wortmann del 1998, pubblicata sull’autorevole American Journal of Medicine “The term that may best characterize an internist is diagnostician. Making diagnoses is what we do best. The known treatments for all diseases are written in books.” Il messaggio di questa autorevole affermazione di Wortmann è inequivocabile: Il problema è fare la giusta diagnosi, la terapia è scritta nei libri!