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Le artriti croniche, se non prontamente ed adeguatamente trattate, presentano il maggior potenziale destruente e deformante a livello della mano.
Non bisogna tuttavia dimenticare che anche l’artrosi può determinare alterazioni morfostrutturali di grado rilevante soprattutto a livello delle interfalangee distali e prossimali. Quello che qui vedete riportato è un quadro di osteoartrosi primaria in fase alquanto avanzata con nodosità multiple e perdita di allineamento dei capi articolari. Il termine «artrosi deformante» ancora di largo impiego per definire questo tipo di espressioni, non può ritemersi ingiustificato. Quadri come quello che qui vedete riportato possono ritenersi il risultato di una patodisposizione geneticamente determinata nei confronti dell’osteoartrosi primaria che ha raggiunto una conclamata espressività clinica per l’uso intenso e prolungato della mano in attività usuranti. Queste espressioni di danno anatomico in pazienti con artrosi inveterata raramente si manifestano con dolore spontaneo. La sintomatologia dolorosa è generalmente innescata dal sovraccarico funzionale. Le tipiche nodosità denominate noduli di Heberden a livello delle interfalangee distali e noduli di Bouchard a livello delle interfalangee prossimali presentano una tipica consistenza legnosa. Possono risultare del tutto asintomatiche (specie nelle fasi più avanzate della malattia o presentare una dolorabilità alla pressione alquanto variabile a seconda della presenza o meno di un concomitante processo infiammatorio generalmente innescato dal sovraccarico funzionale.