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Nel Dizionario della Lingua Italiana Devoto Oli alla voce tempario si legge: “Manuale che riporta i tempi base di lavorazione di un processo industriale”. In un mondo nel quale prevale il concetto di aziendalizzazione della sanità, la regolamentazione dei tempi delle diverse tipologie assistenziali è una tentazione alla quale nessun manager riesce a sottrarsi.

E così abbiamo oggi un tempario per ogni atto medico che viene quindi declassato a “processo industriale”. Sui tempi prefissati delle diverse prestazioni si basano le agende di prenotazione delle visite specialistiche e di qualsiasi altro tipo di attività erogata dal sistema sanitario. A rendere di non facile applicazione la filosofia dei tempari concorrono due problemi principali.

Il primo è rappresentato dalla obiettiva difficoltà nel definire anche in modo approssimativo il tempo necessario per visitare un paziente, dal momento che i contesti individuali con i quali ci si confronta quotidianamente possono variare da situazioni di agevole inquadramento a veri e propri incubi clinici per la complessità dei problemi diagnostici e terapeutici da affrontare. Il secondo problema è rappresentato dal fatto che una delle ossessioni dei manager della sanità pubblica è rappresentata dalla lunghezza delle liste di attesa. In questi casi, in assenza di investimenti per garantire una più ampia offerta di prestazioni, l’unica alternativa che viene considerata è quella di ridurre i tempi della visita. Le proposte orientate in questo senso da parte di alcune regioni hanno innescato dure prese di posizione da parte di associazioni di medici e pazienti. Le visite cronometrate non rispettano i principi fondamentali dell’etica medica e non tutelano i diritti dei malati. La visita medica non può essere relegata a puro gesto tecnico: ascolto, empatia, rispetto della fragilità, comunicazione assertiva, informazione ed educazione del paziente, consenso sono momenti fondamentali del rapporto medico-paziente e richiedono il giusto tempo. Sono necessarie quindi altre regole e altre modalità organizzative delle prestazioni assistenziali, che non possono e non devono essere calate dall’alto, copiando in modo maldestro principi che si applicano all’industria automobilistica. Occorre una profonda ed articolata conoscenza delle diverse realtà per generare le miglior regole per governarle. È giunto il tempo di tentare di rovesciare la piramide decisionale.